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AA.VV.: "ATLANTE DEL GRAAL", Il Minotauro
AA.VV.: "ATTORNO AL SANTO GRAAL", Il Cerchio

recensione di Mario Bernardi Guardi

Nei dintorni di Evola e del Duce a quindici anni abbiamo scoperto il Graal.
In quella coppa dell'Assoluto in mezzo a boschi fulgori spade e tavole rotonde come il tempo che ritorna il Mito ci ha salutato con affetto.
Eravamo bambini e non guerrieri eravamo figlioli di borghesi che si erano inventati un'Italia immensa come il sogno dell'Impero.
Ci stava bene il Graal in quel sogno perch� bambini innalzavamo il cuore ad altari che correvano al Cielo lo varcavamo esitanti e intrepidi ci inabissavamo nel Mistero chiedevamo agli Eroi di superare il presente con una provvista di simboli e di riempirlo della smagliante tenerezza di chi sa che l'Idea � oltre la Morte e gioca tutto ingenuo nell'attesa di nuotare nella Luce come un Pesce che finalmente ha scoperto il suo Mare.

Tratto da: "Introduzione alla Magia" - volume III -
Gruppo di Ur (diretto da Julius Evola) -
Edizioni Mediterranee


LA LEGGENDA DEL GRAAL
E IL MISTERO DELL’ IMPERO

Nell'una o nell'altra forma, nelle tradizioni dei popoli pi� vari sempre ricorre l'idea di un possente "Signore del Mondo" di un regno misterioso sovrastante ogni regno visibile, di una residenza avente, in senso superiore, il significato di un polo, di un asse, di un centro immutabile, raffigurata come una terra ferma in mezzo all'oceano della vita, come una contrada sacra e intangibile, come una terra della luce o terra solare.

Significati metafisici, simboli e oscuri ricordi qui si intrecciano inseparabilmente. L'idea della regalit� olimpica e del "mandato dal cielo" costituisce un motivo centrale: "Colui che regna mediante la Virt� (del Cielo) - dice Kong-tze - rassomiglia alla stella polare: " egli resta immobile, ma tutte le cose volgono intorno "a lui". L'idea del "Re del Mondo" concepito come cakravart� sovrasta una serie di temi subordinati: il cakravart� - Re dei re - volge la ruota - la ruota del Regnum, della "Legge" - restando egli stesso immobile. Invisibile come quella del vento, la sua azione ha tuttavia l'irresistibilit� delle forze di natura. In mille forme, e in stretta connessione con l'idea di una terra nordico-iperborea, prorompe il simbolismo della sede del mezzo, della sede immutabile: l'isola, l'altezza montana, la cittadella del sole, la terra difesa, l'isola bianca o isola dello splendore, la terra degli eroi. "N� per terra n� per mare si raggiunge la terra sacra" - � detto nella tradizione ellenica. "Solo il volo dello spirito vi pu� condurre" - sussurra la tradizione estremo-orientale. Altre tradizioni parlano di un monte magnetico misterioso e del monte, nel quale scompaiono o sono rapiti coloro che hanno conseguita la perfetta illuminazione spirituale. Altri ancora parlano di nuovo di una terra solare, dalla quale provengono coloro che sono destinati ad assumere la dignit� di re legittimi fra popoli senza pr�ncipi. Questa � anche l'isola di Avallon, cio� l'isola di Apollo, del dio solare iperboreo chiamato, fra i Celti, Aballun. Di leggendarie razze "divine", come i Tuatha d� Danann, che vennero dall'Avallon, � anche detto che vennero "dal cielo". I Tuatha portarono seco dall'Avallon alcuni oggetti mistici: una pietra che indica i re legittimi, una lancia, una spada, un vaso che fornisce un nutrimento perenne, il "dono di vita". Sono gli stessi oggetti che figureranno nella leggenda del Graal. Dai tempi primordiali questi motivi leggendari scendono fino al Medioevo assumendo in questa epoca delle forme caratteristiche. Da qui, ad esempio, le tradizioni relative al regno di Prete Gianni e di Re Art�.

"Prete Gianni" non � un nome, ma un titolo: si parla di una dinastia dei "preti Gianni" la quale, come la stirpe di David, avrebbe incarnato ad un tempo la dignit� regale e quella sacerdotale. Il regno di Gianni assume spesso i tratti del "luogo primordiale", del "paradiso terrestre". � la che cresce l'Albero: un albero che, nelle diverse redazioni della leggenda, appare talvolta come Albero della Vita, talaltra anche come Albero della Vittoria e del dominio universale. L� si trova anche la Pietra della Luce, una pietra, the ha la virt� di risuscitare l'animale imperiale,l'Aquila. Gianni domina le genti di Gog e Magog - le forze elementari, la demonia del collettivo. Varie leggende dicono di viaggi simbolici che i pi� grandi dominatori della storia avrebbero fatto fino al paese del prete Gianni, o a terre aventi un significato analogo, per ricevervi una specie di consacrazione sovrannaturale del loro potere. D'altra parte, il prete Gianni avrebbe inviato ad imperatori, come "Federicus", dei doni simbolici aventi il significato di un "mandato divino". Uno degli eroi che avrebbe raggiunto il regno del Prete Gianni � Ogiero di Danimarca. Ma nella leggenda di Ogiero di Danimarca il regno del Prete Gianni si identifica all'Avallon, cio� all'isola iperborea, alla terra solare, all'"isola bianca".

In Avallon si � ritirato Re Art�. Avvenimenti tragici, descritti in forme diverse nei vari testi, l'obbligano a cercar l� un rifugio. Questo ritirarsi di Art� non ha che il significato del divenir latente di un principio, di una funzione. Art�, secondo la saga, non � mai morto. Egli vive ancora nell'Avallon. Egli si manifester� di nuovo. Nella figura di Re Art� � da vedersi una delle varie figurazioni del "dominatore polare", del "re del mondo". L'elemento storico qui � travolto e "informato" da quello superstorico. Gi� l'antica etimologia riferiva il nome di Art� ad arkthos, cio� "orso" il che attraverso il simbolismo astronomico della costellazione polare, riconduce di nuovo all'idea del "centro". Il simbolismo della "Tavola Rotonda", della cui cavalleria Re Art� � il capo supremo, � "solare" e "polare". Il palazzo di Re Art� - come il Mitgard, la residenza luminosa degli Asen, degli "eroi divini" nordici - � costruito nel "centro del mondo" - in medio mundi constructum. Secondo alcuni testi, esso gira intorno ad un punto centrale: gira, come, nell'"isola bianca" - �veta-dv�pa - ricordata dagli Indogermani d'Asia, nella terra iperborea il cui dio � il solare Vi�nu, gira lo swastika; come "l'isola di vetro" celtico-nordica - un fac-simile dell'Avallon - gira; come la ruota fatale del cakravart� del "Re del Mondo" ariano, gira. I tratti sovrannaturali, "magici", propri a questa figura s'incarnano, per cos� dire, in Myrddhin, cio� in Merlino, consigliere inseparabile di Re Art� che � in fondo, meno un essere diverso da lui che non la figurazione personificata della parte sovrannaturale dello stesso Art�. La cavalleria di Art� andr� alla ricerca del Graal. La cavalleria di Art�, che recluta i suoi membri da tutte le patrie, ha per parola d'ordine: "Chi � capo, ci sia da ponte". Secondo l'antica etimologia, pontifex significava pertanto il "facitore di ponti", colui che stabilisce il legame fra due rive, fra due mondi.

A ci� si aggiungono oscuri ricordi storici e trasposizioni geografiche di nozioni temporali. L'"isola" situata "all'estremit� del mondo", di cui in varie tradizioni, in realt� sta a significare il centro primordiale nelle lontananze remote del tempo. La terra del sole �, per i Greci, Thul�: - Thule ultima a sole nomen habens - e Thul� equivale all'Airyanem-Va�j�, al paese dell'estremo nord degli antichi Persiani. L'Airyanem-Va�j� � la "semenza" della razza primordiale ario-iranica, nella quale riapparir� anche in sede storica l'imagine del Re dei re, del rappresentante del Dio di Luce. L'Airyanem-Va�j� ha conosciuto il regno del solare Yima, l'"et� dell'Oro". Ma Esiodo si ricorda: "Quando questa et� (l'et� dell'Oro) declin�, quegli uomini divini continuarono a vivere toi men ... eisi e divennero, in forma invisibile hora essamenou i guardiani degli uomini". Ci�, perch� il "senso della storia" � la decadenza: all'et� dell'Oro succede quella dell'Argento - l'et� delle Madri; poi quella del Bronzo - l'et� dei Titani; infine l'et� del Ferro: "et� oscura", kali-yuga, "crepuscolo degli dei". Perch�? Molti miti sembrano voler stabilire una relazione fra "caduta" e hybris, cio� usurpazione prometeica, rivolta titanica. Ma, di nuovo, Esiodo si ricorda: Zeus, il principio olimpico, ha creato nell'et� del Ferro una generazione di eroi, che sono pi� che "titani" ed hanno la possibilit� di conquistare una vita simile a quella degli dei iox te deoi. Un simbolo: l'Eracle dorico-acheo, alleato degli Olimpici, nemico dei titani e dei giganti.

La dottrina del centro supremo e delle et� del mondo � strettamente connessa con quella delle leggi cicliche e delle manifestazioni periodiche. Tralasciando questi punti di riferimento, molti miti e molti ricordi tradizionali rimarrebbero allo stato di frammenti inorganici e quasi incomprensibili. "Ci� avvenne una volta - ci� di nuovo avverr�", insegna la tradizione. E ancora: "Ogni qualvolta lo spirito declina e l'empiet� trionfa, io mi manifesto; per la protezione dei giusti, per la distruzione dei malvagi, per stabilire fermamente la legge, di et� in et� io rivesto un corpo". In tutte le tradizioni, sotto forme diverse, pi� o meno complete, ricorre sempre la dottrina delle manifestazioni cicliche di un principio unico, sussistente nei periodi intermedi allo stato latente. Messia, "Giudizio Universale", Regnum, ecc., tutto ci� non rappresenta che una traduzione religiosamente e fantasticamente deformata di questa conoscenza; conoscenza, che peraltro sta anche alla base di quelle confuse leggende, ove si narra di un dominatore che non sarebbe mai morto ma che si sarebbe ritirato in una sede inaccessibile - identica in fondo al "Centro" - per rimanifestarsi nel giorno dell'"ultima battaglia"; di un imperatore che dorme e che si ridester�; di un principe Ferito, che attende colui che lo guarir� e che condurr� a nuovo splendore il suo regno decaduto o devastato. Tutti questi ben noti motivi della leggenda imperiale medievale ci riportano assai lontano nei tempi. Il mito primordiale del Kalki-avat�ra contiene gi� tutte queste idee in una relazione assai significativa con altri simboli da noi gi� indicati. Kalki-avat�ra � "nato" a Shambala - che � una delle designazioni del centro iperboreo primordiale. L'insegnamento gli � stato trasmesso da Para�u-R�ma, il rappresentante "mai morto" della tradizione degli "eroi divini", il distruttore della casta guerriera in rivolta. Kalki-avat�ra combatte contro l'"et� oscura" e soprattutto contro i capi delle forze demoniache di essa, Koka e Vikoka, i quali anche etimologicamente riportano a Gog e Magog, alle forze sotterranee che, gi� dominate ed incatenate dal Prete regale Gianni, si scateneranno nell'et� oscura e contro le quali anche l'imperatore ridestatosi dovr� combattere.

* * *

La leggenda del Graal va ricondotta a quest'ordine di idee e solo sulla base di questi dati tradizionali e di questo simbolismo univensale essa pu� essere compresa sia dal punto di vista storico che da quello superstorico. Chi nella storia del Graal considera soltanto una leggenda cristiana, o una espressione del "folklore celtico pagano", o la creazione di una letteratura cavalleresca sublimata, non coglier�, dei testi relativi, che il lato pi� esteriore, accidentale ed insignificante. Parimenti errato sarebbe ogni tentativo di dedurre i temi del Graal dallo spirito di un particolare popolo. Si pu� ben affermare, ad esempio, che il Graal � un "mistero" nordico; ma solo a condizione di intendere, per "nordico", qualcosa di assai pi� profondo e di pi�, comprensivo the non "tedesco" o anche "indogermanico", qualcosa che invece riporti alla tradizione iperborea, la quale fa tutt'uno con la stessa tradizione primordiale del presente ciclo. In realt�, proprio da questa tradizione possono dedursi tutti i motivi principali delle leggende in quistione.

A tale riguardo � assai significativo che, secondo il "Perceval li Gallois", i testi contenenti la storia del Graal sarebbero stati trovati nell'"Isola di Avallon", ove "� la tomba di Art�". Inoltre altri testi chiamano il paese, in cui a tutta prima Giuseppe di Arimathia avrebbe portato il Graal e dove abitavano certi enigmatici antenati di Giuseppe stesso, l'"Isola Bianca" e "Insula Avallonis": sono, di nuovo, designazioni del centro nordico primordiale. Se l'Inghilterra in questa letteratura appare spesso come una specie di terra promessa del Graal e come il paese nel quale si svolgono essenzialmente le avventure del Graal, molti indizi ci dicono che, nel riguardo, si tratta di un paese simbolico. L'Inghilterra fu chiamata anche "Albione" e "Isola Bianca"; "Albania" una parte di essa; Avallon la localit� di Glastonbury. L' antica toponomastica celtico-britannica sembra dunque aver trasposto all'Inghilterra, o almeno ad una parte dell'Inghilterra, alcuni ricordi e alcuni significati riferentisi essenzialmente al centro nordico primordiale, a Thule, alIa "terra solare". Questo � il vero paese del Graal. Ed � per questo che il regno del Graal sta in una stretta relazione col regno simbolico di Art�, col regno devastato - la terre gaste - col regno il cui sovrano � ferito, in letargia o decaduto. Un'isola montuosa, un'isola di vetro, un'isola che gira su s� stessa (the isle of the tournance), una residenza circondata dalle acque, un luogo inaccessibile, una sommit� alpestre, un castello solare, un monte selvaggio e un monte della salvezza (Montsalvatsche e Mons Salvationis), una cittadella invisibile, tale da poter esser raggiunta solo dagli eletti, e perfino per questi con un pericolo mortale, etc. - ecco le scene principali sulle quali si svolgono tutte le avventure degli eroi del Graal: non sono che altrettante raffigurazioni del "Centro", della residenza simbolica del Re del Mondo. Anche il tema della terra primordiale ricorre : un testo chiama "Eden" la terra del Graal. Il ciclo del Lohengrin e la Sachsenkronik von Halberstadt riferiscono: "Art� si trova, con i suoi cavalieri, nel Graal, the gi� fu il paradiso e che ora � divenuto un luogo di peccato".

Nella letteratura cavalleresca il Graal � propriamente un oggetto sovrannaturale, che ha essenzialmente queste virt�: nutrisce "dono di vita"; illumina (illuminazione spirituale); rende invincibile (chi l'ha visto, n'en court de bataille venchu, secondo Robert de Boron). Quanto ai rimanenti aspetti, ve ne sono da segnalare due.

Anzitutto il Graal � una pietra celeste, che non solo designa i re - come la pietra che i Thuata portarono con loro dall'Avallon - ma indica anche i dominatori destinati a divenire "Prete Gianni" (secondo il "Titurel").

In secondo luogo, il Graal sarebbe la pietra caduta dalla corona di Lucifero al momento della sua sconfitta (secondo il "Wartburgkrieg"). Come tale, il Graal simbolizza un potere che Lucifero cadendo, perdette, ed esso anche in altri testi conserva il carattere di un mysterium tremendum. Come una forza temibile, il Graal uccide, spezza o accieca i cavalieri che vi si avvicinano senza esserne degni o senza essere gli eletti (secondo il "Grand St. Graal", "Joseph de Arimathia", ecc.). Questo aspetto del Graal sta in relazione con la prova del "posto pericoloso". Alla Tavola Rotonda di Art� manca ormai qualcuno. Un posto � vuoto, il quale, in fondo, corrisponde al capo supremo dell'Ordine. Chi l'occupa senza essere l'eroe atteso, � fulminato o � inghiottito da una s�bita voragine. Il Graal lo si pu� raggiungere solo combattendo - er muos erstritten werden, dice Wolfram von Eschenbach.

Il mistero del Graal comprende due motivi. Il primo riprende l'idea di un regno simbolico, concepito come una imagine del centro supremo; regno, che � da restaurare, Il Graal non vi � pi� presente, ovvero ha perduto la sua virt�. Il re del Graal � malato. ferito, decrepito ovvero subisce un incantesimo, per via del quale egli sembra vivere, conserva una apparenza di vita, pur essendo morto da secoli (secondo il "Di� Krone"), L'altro motivo consiste nell'arrivo di un eroe che, avendo visto il Graal, deve sentirsi tenuto ad una tale restaurazione; altrimenti egli tradir� la sua missione e la sua forza eroica sar� maledetta (secondo Wolfram Eschenbach). Egli deve risaldare una spada spezzata. Egli deve essere il vendicatore. Egli deve "porre la domanda".

Di che domanda si tratta? E quale � propriamente la missione di queeto "eletto"? Sembra essere la stessa che Esiodo attribuisce agli "eroi", ossia a quella generazione che, nata nell'et� oscura della decadenza, ha tuttavia la possibilit� di restaurare l'"et� dell'Oro". E come l'eroe esiodeo deve superare e signoreggiare l'elemento titanico, del pari vediamo the l'eroe del Graal deve superare il pericolo luciferico. Non basta che il cavaliere del Graal si dimostri "il migliore e il pi� valente cavaliere del mondo" e un cuore d'acciaio - "ein st�hlernes Herz" - in ogni specie di avventure naturali e sovrannaturali: egli deve anche esser "libero da orgoglio" e deve "conquistare la saggezza" (secondo Wolfram e Gautier). Se il Graal � stato perduto da Lucifero, ecco che alcuni testi (Grand St. Graal, Gebert de Mostreuil, "Morte Darthur") riferiscono proprio a Lucifero il potere demoniaco agente in diverse prove contro i cavalieri del Graal. Inoltre il vecchio re del Graal � divenuto impotente e incapace di regnare per via di una ferita fattagli da una lancia avvelenata mentre egli era al servizio di Orguelluse: ma � abbastanza visibile che questa Orguelluse non � che una personificazione femminile dello stesso principio dell'"orgoglio". Senonch� altri cavalieri del Graal, per esempio Gauvain ("Galvano"), sono messi alla prova nel castello di questa stessa Orguelluse. Ma essi non soccombono. Vincono. Sposano - "posseggono" - Opguelluse. Il senso di questa prova � la realizzazione di una forza pura, di una virilit� spirituale; � il trasporre la qualificazione eroica su di un piano staccato da tutto ci� che � caos e violenza. "La cavalleria terrestre deve divenire una cavalleria celeste" - � detto (Queste du Graal). Questa � la condizione per potersi aprire la via fino al Graal, per peter occupare il "posto" pericoloso senza esser fulminati - come i titani furono fulminati dal Dio olimpico.

Purtuttavia come tema fondamentale di tutto il ciclo del Graal va considerato il seguente: all'eroe di tutte queste prove s'impone un compito ulteriore e decisivo. Una volta ammesso al castello del Graal, egli deve sentire la tragedia del Re del Graal ferito, paralizzato o vivente solo in apparenza e deve prendere l'iniziativa di una azione di restaurazione assoluta. Ci� viene espresso dai testi in varie fome enigmatiche: l'eroe del Graal deve "porre la quistione". Quale quistione? Qui si direbbe che gli autori abbiano voluto tacere. Si ha l'impressione che qualcosa li impedisca di parlare e che una spiegazione banale vada a nascondere la risposta vera. Ma se si segue la logica interna dell'insieme non � difficile comprendere ci� di cui, in realt�, si tratta: la quistione da porre � la quistione dell' Impero. Non si tratta di sapere - come secondo la lettera dei testi - ci� che significhino certi oggetti del castello del Graal, ma si tratta di intendere la tragedia della decadenza e, dopo aver "visto" il Graal, di porre il problema della restaurazione. Solo su tale base la virt� miracolosa di questa enigmatica domanda diviene comprensibile: poich� l'eroe che non � stato indifferente ed ha "posta la quistione", con questa quistione redime il regno. Colui che aveva solo un'apparenza di vita scompare; colui che era ferito guarisce. In ogni caso, l'eroe diviene il nuovo e vero re del Graal sostituendo il precedente. Un nuovo ciclo comincia.

Secondo alcuni testi, il cavaliere morto, che sembra voler ricordare all'eroe la missione da compiere e la vendetta, appare in una bara trasportata sul mare da cigni. Ma il cigno � l'animale di Apollo nel paese degli Iperborei, nella terra nordica primordiale. Condotti da cigni partono i cavalieri dal centro supremo, in cui Art� � re: dall'Avallon.

In altri testi, l'eroe del Graal � chiamato il cavaliere dalle due spade. Ma nella letteratura teologico-politica del tempo, soprattutto in qnella ghibellina, le due spade significavano nient'altro che il doppio potere, temporale e sovrannaturale. Un testo classico parla del paese iperboreo come della terra donde vennero dinastie che, come quelle degli Eraclidi, incarnarono ad un tempo la dignit� regale e quella sacerdotale. In un testo del Graal la spada che va risaldata ha una custodia, il cui nome �: memoria del sangue.

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Il regno inaccessibile e intangibile del Graal � una realt� amche nella forma, secondo la quale esso non � legato a nessun luogo, a nessuna organizzazione visibile e a nessun regno terrestre. Esso rappresenta una patria, alla quale si appartiene per una nascita diversa da quella corporale, avente il senso di una dignit� spirituale e iniziatica. Questo regno unisce in una catena infrangibile uomini che possono anche sembrare dispersi nel mondo, nello spazio, nel tempo, nelle nazioni, fino al punto di apparire isolati e da non conoscersi a vicenda. In questo senso il regno del Graal - come quello di Art� e del Prete Gianni, come Thul�, come Mitgard, Avallon, ecc. - � sempre presente. Secondo la sua natura "polare" esso � immobile. Di conseguenza, non � che egli sia talvolta pi� vicino e talvolta pi� lontano dalla corrente della storia: � piuttosto la corrente della storia, sono gli uomini e i loro regni che possono essergli pi� o meno vicini.

Ora, in un certo periodo, il Medioevo ghibellino sembr� presentare un massimo di tale approssimazione ed offrire, per cos� dire, una materia storica e spirituale di tal fatta, che il regno del Graal avrebbe potuto divenire, da occulto, anche sensibile, e dar luogo ad una realt� ad un tempo interiore ed esteriore, come nelle civilt� tradizionali delle origini. Su tale base si pu� sostenere che il Graal fu il coronamento e il "mistero" del mito imperiale medievale e la suprema professione di fede dell'alto ghibellinismo. Una tale professione di fede si tradisce pi� nella leggeda e nel mito che non nella chiara volont� politica del tempo, secondo quel che accade anche nell'individuo, ove ci� che vi � di pi� profondo e di pi� pericoloso si esprime meno attraverso le forme della sua coscienza riflessa che non attraverso il simbolismo e una spontaneit� subcosciente.

II Medioevo attendeva l'eroe del Graal affinch� l'Albero Secco dell'Impero rifiorisse, ogni usurpazione, ogni contrasto, ogni opposizione fosse distrutta e regnasse veramente un nuovo ordine solare. Il regno del Graal, che avrebbe dovuto assurgere a nuovo splendore era lo stesso Sacro Romano Impero. L'eroe del Graal, che avrebbe potuto divenire "il dominatore di tutte le creature" e colui al quale "� stata affidata la potenza suprema", � l'Imperatore storico - "Federicus" - se egli fosse stato il realizzatore del mistero del Graal, del mistero iperboreo.

Storia e superstoria sembrarono dunque, per un istante, interferire: ne risult� un periodo di alta tensione metafisica, un culmine, una suprema speranza - poi, di nuovo, crollo e dispersione.

Tutta la letteratura del Graal sembra affollarsi in un periodo relativamente breve: nessun testo sembra esser anteriore all'ultimo quarto del XII secolo e nessuno posteriore al primo quarto del XIII secolo. A partire dal primo quarto del XIII secolo, si cessa di colpo, come per una parola d'ordine, di parlare del Graal. Solo dopo parecchi anni, e gi� in uno spirito differente, si scriver� di nuovo sul Graal. Sembra dunque come se in un certo momento una corrente sotterranea fasse affiorata per subito ridivenire occulta (Weston). L'epoca di questa subita scomparsa della prima tradizione del Graal coincide pi� o mena con la tragedia dei Templari. Forse questo � l'inizio della frattura.

In Wolfram vom Eschenbach i cavalieri del Graal sono chiamati Templeise - "templari" - bench� nella sua storia non figuri affatto un tempio, ma solo una corte. In alcuni testi i cavalieri-monaci dell'"isola" misteriosa recano il segno dei Templari: una croce rossa su fondo bianco. In altri testi le avventure del Graal prendono un andamento da "crepuscolo degli d�i": l'eroe del Graal compie s� la "vendetta" e ristabilisce il regno, ma una voce celeste gli annuncia che egli deve ritirarsi col Graal in una terra insulare misteriosa. La nave che viene a prenderlo, � la nave dei Templari: ha una vela bianca con una croce rossa.

Come sparse arterie, organizzazioni segrete sembrano aver custodito gli antichi simboli e le tradizioni del Graal anche dopo il crollo della civilt� imperiale ecumenica: "Fedeli d'Amore" ghibellini, trovatori del periodo pi� tardo, ermetisti. Cos� arriviamo fino ai Rosacroce. Fra i Rosacroce si presenta ancora una volta lo stesso mito: la cittadella solare, l'Imperator quale "Signore del Quarto Impero" e distruttore di ogni usurpazione, una confraternita invisibile di personalit� trascendenti, unite unicamente attraverso la loro essenza e la loro intenzione, infine, lo strano mistero della resurrezione del Re, mistero, che si trasforma nella constatazione, che il Re da risuscitare gi� viveva ed era desto. Chi assiste a questo mistero reca il segno dei Templari: uno stendardo bianco con una croce rossa. Anche I'uccello del Graal - la colomba - � presente.

Ma una parola d'ordine sembra esser stata trasmessa anche in questo caso. Ad un certo momento, si cessa subitamente di parlare dei Rosacroce. Secondo la tradizione gli ultimi Rosacroce, nel periodo in cui assolutismo, razionalismo, individualismo e illuminismo stavano per preparare le vie alla Rivoluzione francese e i trattati di Westfalia dovevano suggellare la decadenza definitiva dell'autorit� del Sacro Romano Impero, avrebbero abbandonato l'Occidente per ritirarsi in "India".

L'"India", qui, � un simbolo. Equivale alla residenza del Prete Gianni, del Re del Mondo. � I'Avallon. � Thul�. Secondo il "Titurel" tempi oscuri sono venuti per Salvatierra, dove risiedono i cavalieri del Monsalvato. Il Graal non pu� pi� restare in quel luogo. Viene trasportato in "India" nel regno del Prete Gianni, che � "presso il paradiso". Una volta che i cavalieri del Graal sono giunti col�, lo stesso Monsalvato e la sua cittadella vi appaiono, trasportativi magicamente, perch� "nulla di ci� deve restare fra i popoli peccatori". Lo stesso Parsival va a rivestire la funzione di "Prete Gianni".

Ed ancor oggi dagli asceti tibetani circa Sbambala, la citt� sacra del Nord, ove conduce la "via settentrionale", cio� la "via degli d�i" - devay�na - vien detto talvolta: "Essa risiede nel mio cuore" (�).

(�) Una esposizione sistematica e documentata della leggenda del Graal sulla base di una interpretazione del genere si trova nell'opera: J. Evola, Il Mistero del Graal e la tradizione ghibellina dell'impero (ed. Bocca, 2� ediz., Roma 1955).

 

 

Tratto da: "Simboli della Scienza sacra"
Ren� Gu�non - Adelphi Edizioni

IL SACRO CUORE E LA LEGGENDA DEL SANTO GRAAL

Nel suo articolo Iconographie ancienne du Coeur de J�sus, Charbonneau-Lassay segnala molto giustamente, in collegamento con quella che si potrebbe chiamare la  “preistoria del Cuore eucaristico di Ges�”, la leggenda del Santo Graal, scritta nel secolo XII, ma assai anteriore per le sue origini, poich� essa � in realt� un adattamento cristiano di antichissime tradizioni celtiche. L’idea di questo accostamento ci era gi� venuta in occasione dell’articolo precedente, estremamente interessante dal punto di vista in cui ci poniamo, intitolato Le Coeur humain et la notion du Coeur de Dieu dans la religion de l’ancienne �gypte, di cui richiameremo il brano seguente: “Nei geroglifici, scrittura sacra ove spesso l’immagine della cosa rappresenta la parola stessa che la designa, il cuore fu nondimeno raffigurato con un solo emblema: il vaso. Il cuore dell’uomo non � infatti il vaso in cui la sua vita si elabora continuamente con il suo sangue? ”. Appunto il vaso, preso come simbolo del cuore e che si sostituisce a esso nell’ideografia egiziana, ci aveva fatto pensare immediatamente al Santo Graal, tanto pi� che in quest’ultimo, oltre al senso generale del simbolo (considerato d’altronde nello stesso tempo sotto i suoi due aspetti divino e umano), vediamo ancora una relazione speciale e assai pi� diretta con il Cuore medesimo di Cristo. Effettivamente, il Santo Graal � la coppa che contiene il prezioso sangue di Cristo, e lo contiene addirittura due volte, poich� essa serv� dapprima alla Cena, e in seguito Giuseppe d’Arimatea vi raccolse il sangue e l’acqua che sgorgavano dalla ferita aperta dalla lancia del centurione nel fianco del Redentore. Questa coppa si sostituisce dunque in qualche modo al Cuore di Cristo come ricettacolo del suo sangue, ne prende per cos� dire il posto e ne diviene come un equivalente simbolico; e non � ancor pi� notevole, in queste condizioni, che il vaso sia gi� stato anticamente un emblema del cuore? D’altronde, la coppa, sotto una forma o sotto un’altra, svolge, al pari del cuore stesso, un ruolo assai importante in molte tradizioni antiche: e senza dubbio era cos� in particolare presso i Celti, giacch� da essi � venuto ci� che costitu� il fondo stesso o almeno la trama della leggenda del Santo Graal. � increscioso che non si possa sapere con molta precisione qual era la forma di questa tradizione anteriormente al cristianesimo, come succede del resto per tutto ci� che concerne le dottrine celtiche, per le quali l’insegnamento orale fu sempre l’unico modo di trasmissione usato; ma vi � d’altra parte una sufficiente concordanza perch� si possa almeno essere informati sul senso dei principali simboli che vi figuravano, e questo � in fondo quel che c'� di pi� essenziale. Ma torniamo alla leggenda sotto la forma in cui ci � pervenuta; quel che dice dell’origine stessa del Graal � assai degno di attenzione: questa coppa sarebbe stata intagliata dagli angeli in uno smeraldo staccatosi dalla fronte di Lucifero al momento della sua caduta. Tale smeraldo richiama in modo sorprendente l’urn�, la perla frontale che, nell’iconografia ind�, occupa spesso il pasto del terzo occhio di Shiva, rappresentando quel che si pu� chiamare il “senso dell’eternit�”. Questo accostamento ci sembra pi� adatto di qualsiasi altro a illuminare perfettamente il simbolismo del Graal; e si pu� persino cogliervi una relazione di pi� con il cuore, che � per la tradizione ind� come per molte altre, ma forse pi� chiaramente ancora, il centro dell’essere integrale, e al quale, di conseguenza, tale “senso dell’eternit�” dev’essere direttamente ricollegato. � detto poi che il Graal fu affidato ad Adamo nel Paradiso terrestre, ma che, alla sua caduta, Adamo lo perse a sua volta, dal momento che non pot� portarlo con s� quando fu cacciato dall’Eden; e anche questo diventa assai chiaro con il senso che abbiamo appena indicato. L’uomo, allontanato dal suo centro originale dalla propria colpa, si trovava ormai rinchiuso nella sfera temporale; non poteva pi� raggiungere il punto unico da cui tutte le cose sono contemplate sotto l’aspetto dell’eternit�. Il Paradiso terrestre, infatti, era veramente il “Centro del Mondo”, dovunque assimilato simbolicamente al Cuore divino; e non si pu� dire che Adamo, finch� fu nell’Eden, viveva realmente nel Cuore di Dio? Quanto segue � pi� enigmatico: Seth ottenne di rientrare nel Paradiso terrestre e pot� cos� recuperare il prezioso vaso; ora, Seth � una delle figure del Redentore, tanto pi� che il suo stesso nome esprime le idee di fondamento, di stabilit�, e annuncia in qualche modo la restaurazione dell’ordine primordiale distrutto dalla caduta dell’uomo. C’era dunque fin da allora almeno una restaurazione parziale, nel senso che Seth e quelli che dopo di lui possedettero il Graal potevano per ci� stesso istituire, da qualche parte sulla terra, un centro spirituale che era come un’immagine del Paradiso perduto. La leggenda, d’altronde, non dice dove n� da chi il Graal fu conservato fino all’epoca di Cristo, n� come fu assicurata la sua trasmissione, ma l’origine celtica che le si riconosce deve probabilmente lasciar intendere che i druidi vi ebbero parte e devono essere annoverati fra i conservatori regolari della tradizione primordiale. In ogni caso, non sembra che si possa mettere in dubbio l’esistenza di un tale centro spirituale, o anche di parecchi, simultaneamente o successivamente, qualunque cosa si debba pensare della loro localizzazione; quel ch’� da notare � che si applic� sempre e dappertutto a questi centri, tra le altre designazioni, quella di “Cuore del Mondo”, e che, in tutte le tradizioni, le descrizioni che a essi si riferiscono sono basate su un identico simbolismo, che � possibile seguire fin nei particolari pi� precisi. Questo non mostra forse a sufficienza che il Graal, o ci� che viene cos� rappresentato, aveva gi�, anteriormente al cristianesimo, anzi in ogni tempo, un legame fra i pi� stretti con il Cuore divino e con l’Emmanuel, vogliamo dire con la manifestazione, virtuale o reale a seconda delle epoche, ma sempre presente, del Verbo eterno nel seno dell’umanit� terrestre? Dopo la morte di Cristo, il Santo Graal fu, secondo la leggenda, trasportato in Gran Bretagna da Giuseppe d’Arimatea e da Nicodemo: comincia allora a svolgersi la storia dei Cavalieri della Tavola rotonda e delle loro imprese, che non intendiamo seguire qui. La Tavola rotonda era destinata a ricevere il Graal quando uno dei cavalieri fosse riuscito a conquistarlo e l’avesse portato dalla Gran Bretagna in Armorica; e questa tavola � anch’essa un simbolo verisimilmente antichissimo, uno di quelli che furono associati all’idea dei centri spirituali a cui abbiamo appena alluso. La forma circolare della tavola � d’altronde legata al “ciclo zodiacale” (ancora un simbolo che meriterebbe di essere studiato pi� specificamente) per la presenza attorno a essa di dodici personaggi principali, particolarit� che si ritrova nella costituzione di tutti i centri in questione. Stando cos� le cose, non si pu� forse vedere nel numero dei dodici Apostoli una traccia, fra moltissime altre, della perfetta conformit� del cri-stianesimo alla tradizione primordiale, alla quale il nome di “precristianesimo” converrebbe tanto esattamente? E, d’altra parte, a proposito della Tavola rotonda, abbiamo osservato una strana concordanza nelle rivelazioni simboliche fatte a Marie de Vall�es, ove � menzionata “una tavola rotonda di diaspro, che rappresenta il Cuore di Nostro Signore” nello stesso tempo in cui si tratta di � un giardino che � il Santo Sacramento dell’altare �, e che, con le sue � quattro fontane d’acqua viva �, si identifica misteriosamente al Paradiso terrestre; non � ancora una conferma abbastanza sorprendente e inattesa dei rapporti che segnalavamo sopra? Naturalmente, queste note troppo rapide non potrebbero avere la pretesa di costituire uno studio completo su una questione cos� poco conosciuta: dobbiamo limitarci per il momento a fornire delle semplici indicazioni, e ci rendiamo ben conto che vi si trovano delle considerazioni suscettibili, sulle prime, di sorprendere un poco coloro che non sono familiarizzati con le tradizioni antiche e con i loro consueti modi d’espressione simbolica; ma ci riserviamo di svilupparli e giustificarli pi� ampiamente in seguito, in articoli in cui pensiamo di poter affrontare anche molti altri punti non meno degni d’interesse. Intanto menzioneremo ancora, per quel che concerne la leggenda del Santo Graal, una strana complicazione di cui non abbiamo tenuto conto fin qui: per una di quelle assimilazioni verbali che svolgono spesso nel simbolismo un ruolo non trascurabile, e che d’altronde hanno forse ragioni pi� profonde di quanto ci s’immaginerebbe a prima vista, il Graal � a un tempo un vaso (grasale) e un libro (gradale o graduale). In alcune versioni, i due sensi si trovano anche strettamente collegati, poich� il libro diviene allora un’iscrizione tracciata da Cristo o da un angelo sulla coppa stessa. Non intendiamo attualmente trarre da ci� alcuna conclusione, bench� vi siano dei collegamenti facili a stabilirsi con il “Libro della Vita” e con certi elementi del simbolismo apocalittico. Aggiungiamo che la leggenda associa al Graal altri oggetti, e in particolare una lancia, che, nell’adattamento cristiano, non � altro che la lancia del centurione Longino; ma quel che � assai curioso � la preesistenza di questa lancia o di qualche suo equivalente come simbolo in qualche modo complementare alla coppa nelle tradizioni antiche. D’altra parte, presso i Greci, si riteneva che la lancia d’Achille guarisse le ferite che causava; la leggenda medioevale attribuisce precisamente la stessa virt� alla lancia della Passione. E questo ci richiama un’altra somiglianza dello stesso genere: nel mito di Adone (il cui nome, del resto, significa � il Signore �), allorch� l’eroe viene colpito mortalmente dal grifo di un cinghiale (che sostituisce qui la lancia), il suo sangue, spandendosi a terra, fa nascere un fiore: ora, Charbonneau in � Regnabit � ha segnalato � un ferro da ostie, del secolo XII, dove si vede il sangue delle piaghe del Crocifisso cadere in goccioline che si trasformano in rose, e la vetrata del secolo XIII della cattedrale d’Angers in cui il sangue divino; che cola in ruscelli, sboccia pure sotto forma di rose �. Avremo fra poco da riparlare del simbolismo floreale, considerato sotto un profilo un poco differente: ma, quale che sia la molteplicit� di sensi che presentano quasi tutti i simboli, tutto ci� si completa e si armonizza perfettamente, e questa stessa molteplicit�, lungi dall’essere un inconveniente o un difetto, �, al contrario, per chi sa comprenderla, uno dei vantaggi principali di un linguaggio assai meno strettamente limitato del linguaggio ordinario. Per concludere queste note, indicheremo alcuni simboli che, in varie tradizioni, si sostituiscono talora a quello della coppa, e gli sono identici nel fondo: ci� non significa uscire dal nostro tema, dal momento che il Graal stesso, come si pu� facilmente rendersi conto da tutto quanto abbiamo detto, non ha all’origine altro significato se non quello che ha il vaso sacro dovunque lo si incontri, e che ha in particolare, in Oriente, la coppa sacrificale contenente il Soma vedico (o lo Haoma mazdeo), straordinaria “prefigurazione” eucaristica sulla quale torneremo forse in altra occasione. Ci� che il Soma raffigura propriamente, � la “bevanda d’immortalit�” (l’Amrit� degli Ind�, l’Ambrosia dei Greci, due parole etimologicamente simili), che conferisce o restituisce, a coloro che la accolgono con le disposizioni richieste, quel “senso dell’eternit�” di cui s’� trattato precedentemente. Uno dei simboli di cui vogliamo parlare � il triangolo con la punta diretta verso il basso; � una specie di rappresentazione schematica della coppa sacrificale, e lo si trova a questo titolo in certi yantra o simboli geometrici dell’India. D’altra parte, � assai degno di nota dal nostro punto di vista il fatto che la medesima figura sia anche un simbolo del cuore, di cui riproduce d’altronde la forma semplificandola; il “triangolo del cuore” � un’espressione corrente nelle tradizioni orientali. Questo ci porta a un’osservazione che ha anch’essa il suo interesse: e cio� che la raffigurazione del cuore inscritto in un triangolo cos� disposto non ha in s� nulla che non sia assolutamente legittimo, si tratti del cuore umano o del Cuore divino, e che essa � pure abbastanza significativa quando la si riferisce agli emblemi usati da certo ermetismo cristiano del Medioevo, le cui intenzioni furono sempre pienamente ortodosse. Se si � voluto talvolta, nei tempi moderni, attribuire a una tale rappresentazione un senso blasfemo, ci� si deve al fatto che � stato alterato, coscientemente o no, il significato originario dei simboli, fino a capovolgere il loro valore normale: � un fenomeno questo di cui si potrebbero citare numerosi esempi, e che trova d’altronde la sua spiegazione nel fatto che certi simboli sono effettivamente suscettibili di una doppia interpretazione e hanno quasi due facce opposte. Il serpente, per esempio, e anche il leone, non significano ugualmente, secondo i casi, il Cristo e Satana? Non possiamo pensare di esporre qui a questo proposito una teoria generale che ci condurrebbe assai lontano: ma si comprender� che vi � in ci� qualcosa che rende molto delicato l’uso dei simboli, e anche che questo punto richiede un’attenzione tutta speciale allorch� si tratta di scoprire il senso reale di certi emblemi e di tradurli correttamente. Un altro simbolo che equivale frequentemente a quello della coppa, � un simbolo floreale: il fiore, infatti, non evoca forse con la sua forma l’idea di un “ricettacolo”, e non si parla del “calice” di un fiore? In Oriente, il fiore simbolico per eccellenza � il loto: in Occidente, � pi� spesso la rosa a svolgere l’identico ruolo. Non vogliamo dire, beninteso, che tale sia l’uniti significato di quest’ultima, come pure del loto, dato che, al contrario, ne indicavamo noi stessi un altro in precedenza; ma lo vedremmo volentieri nel disegno ricamato su quella cartagloria dell’abbazia di Fontevrault dove la rosa � collocata ai piedi d’una lancia lungo la quale piovono gocce di sangue. Questa rosa vi appare associata alla lancia esattamente come lo � altrove la coppa, e sembra proprio raccogliere le gocce di sangue piuttosto che provenire dalla trasformazione di una di esse; ma, del resto, i due significati si completano molto pi� di quanto non si oppongano, dal momento che le gocce, cadendo sulla rosa, la vivificano e la fanno sbocciare. � la “rugiada celeste”, secondo la figura cos� spesso impiegata in relazione all’idea della Redenzione, o alle idee connesse di rigenerazione e di resurrezione: ma pure questo richiederebbe lunghe spiegazioni, quand’anche ci limitassimo a mettere in rilievo la concordanza delle diverse tradizioni riguardo a quest’altro simbolo. D’altra parte, poich� � stato fatto riferimento alla Rosa-Croce a proposito del sigillo di Lutero, diremo che quest’emblema ermetico fu dapprima specificamente cristiano, quali che siano le false interpretazioni pi� o meno “naturalistiche” che ne sono state date a partire dal secolo XVIII; e non � forse degno di nota che la rosa vi occupi, al centro della croce, proprio il posto del Sacro Cuore? Al di fuori delle rappresentazioni in cui le cinque piaghe del Crocifisso sono raffigurate da altrettante rose, la rosa centrale, quand’� sola, pu� benissimo identificarsi con il Cuore stesso, con il vaso che contiene il sangue, che � il centro della vita e anche il centro dell’essere intero. C’� ancora almeno un altro equivalente simbolico della coppa: � la falce lunare; ma questa, per essere convenientemente spiegata, esigerebbe degli sviluppi del tutto estranei al tema del presente studio; la menzioneremo soltanto per non trascurare totalmente nessun lato della questione. Da tutti i collegamenti che abbiamo appena segnalato, trarremo gi� una conseguenza che speriamo di poter rendere ancora pi� manifesta in seguito: quando si trovano dappertutto concordanze tali, non vi � forse pi� che un semplice indizio dell’esistenza di una tradizione primordiale? E come spiegare che, la maggior parte delle volte, coloro stessi che si credono obbligati ad ammettere in teoria questa tradizione primordiale non vi pensano pi� in seguito e ragionano di fatto esattamente come se essa non fosse mai esistita, o almeno come se nulla se ne fosse conservato nel corso dei secoli? Se si vuol riflettere bene a quei che c’� di anormale in un simile atteggiamento, si sar� forse meno disposti a meravigliarsi di certe considerazioni che, in verit� sembrano strane solo in virt� delle abitudini mentali proprie alla nostra epoca. D’altronde, basta cercare un po', a condizione di non avere in ci� alcun partito preso, per scoprire da ogni parte le tracce di questa unit� dottrinale essenziale, la cui coscienza ha potuto talora oscurarsi nell’umanit�, ma che non � mai scomparsa interamente; e, mano a mano che si procede in questa ricerca, i punti di confronto si moltiplicano quasi da soli e nuove prove appaiono a ogni istante; certo, il Quaerite et invenietis del Vangelo non � parola vana. Teniamo a dire qualche parola circa un’obiezione che ci � stata rivolta a proposito dei rapporti da noi esaminati fra il Santo Graal e il Sacro Cuore, per quanto, a dire il vero, la risposta che a essa � stata gi� data ci sembri pienamente soddisfacente. Poco importa, infatti, che Chr�tien de Troyes e Robert de Boron non abbiano visto, nell’antica leggenda di cui non sono stati che gli adattatori, tutto il significato che vi era contenuto; tale significato vi si trovava nondimeno realmente, e noi pretendiamo di non aver fatto altro che renderlo esplicito, senza introdurre alcunch� di “moderno” nella nostra interpretazione. Del resto, � assai difficile dire con esattezza che cosa gli scrittori del secolo XII vedessero o non vedessero nella leggenda; e, dato che essi non svolgevano in definitiva che un semplice ruolo di “trasmettitori”, riconosciamo molto volentieri che non dovevano probabilmente vedervi tutto ci�, che vi vedevano i loro ispiratori, vogliamo dire i veri e propri detentori della dottrina tradizionale. D’altra parte, per ci� che riguarda i Celti, abbiamo procurato di ricordare quali precauzioni s’impongano allorch� si vuol parlarne, in assenza di ogni documento scritto; ma perch� si dovrebbe supporre, a dispetto degli indizi contrari che malgrado tutto abbiamo, che essi siano stati meno favoriti degli altri popoli antichi? Ora, vediamo dappertutto, e non soltanto in Egitto, l’assimilazione simbolica stabilita fra il cuore e la coppa o il vaso;.dappertutto il cuore � considerato come il centro dell’essere, centro a un tempo divino e umano nelle molteplici applicazioni alle quali d� luogo; dappertutto la coppa sacrificale rappresenta il Centro o il Cuore del Mondo, la “dimora dell’immortalit�”; cosa occorre di pi�? Sappiamo bene che la coppa e la lancia, o i loro equivalenti, hanno avuto anche altri significati oltre a quelli da noi indicati, ma, senza attardarvisi, possiamo dire che tutti questi significati, per quanto strani possano apparirne alcuni agli occhi dei moderni, sono perfettamente concordanti fra di loro, ed e sprimono in realt� le applicazioni di uno stesso principio a ordini diversi, secondo una legge di corrispondenza sulla quale si fonda l’armoniosa molteplicit� dei sensi inclusi in ogni simbolismo. Ora, che non solo il Centro del Mondo s’identifichi effettivamente con il Cuore di Cristo, ma che questa identit� sia stata chiaramente indicata nelle dottrine antiche, � quel che speriamo di poter mostrare in altri studi. Evidentemente, l’espressione “Cuore di Cristo”, in questo caso, dev’essere presa in un senso che non � precisamente quello che potremmo chiamare il senso “storico”; ma bisogna dire ancora. che i fatti storici medesimi, come tutto il resto, traducono secondo il loro modo proprio le realt� superiori e si conformano a quella legge di corrispondenza alla quale abbiamo appena alluso, legge che sola permette di spiegarsi certe “prefigurazioni”. Si tratta, se si vuole, del Cristo-principio, cio� del Verbo manifestato nel punto centrale dell’universo; ma chi oserebbe pretendere che il Verbo eterno e la sua manifestazione storica, terrestre e umana, non sono realmente e sostanzialmente un solo e medesimo Cristo sotto due aspetti diversi? Tocchiamo qui ancora i rapporti del temporale con l’intemporale; forse non conviene insistervi oltre, poich� queste cose sono proprio di quelle che solo il simbolismo consente di esprimere nella misura in cui sono esprimibili. In ogni caso, basta saper leggere i simboli per trovarvi tutto ci� che vi troviamo noi; ma disgraziatamente, soprattutto nell’epoca nostra, non tutti sanno leggerli.

 

 

Tratto da: "Archetipi"
El�mire Zolla - Marsilio Editori

IL GRAAL

La sciarada ghibellina del Graal � meno impenetrabile di quanto sembri. Giace infermo il sovrano, il paese � desolato. Il messaggio di questo scenario � che l’Imperatore � impedito nella sua sacra funzione e perci� la terra non ha pace. Il re del Graal � un pescatore. D’anime, senza dubbio: sta cercando i suoi uomini, vuole formare un seguito di gente non corrotta dall’errore, di puri folli. Non li pu� convocare esplicitamente, il pesce in araldica denota il silenzio. Spetta ai chiamati di capire, domandare all’infermo di che cosa soffra. Un’iniziazione non si porge ai crocevia, va sollecitata. Il sovrano infermo si spiega, non a parole, ma mostrando una processione allegorica in cui sfilano una lancia, una coppa e una o pi� patene. Il senso doveva saltare agli occhi: erano gli strumenti liturgici della proskomid�a, il prologo a porte chiuse della Messa bizantina, ignoto a quella romana. Nella proskomid�a il sacerdote depone sulla patena, che � il cosmo, un quadrato di pane, che � la Vittima, incidendola, con una piccola lancia, nel segno della croce, con la formula �Ges� vince�, che echeggia Costantino. Cos� sul piano metafisico l’Unit� si smembr� ante tempora nel molteplice. Quindi la lancia trafigge il pane sul lato sinistro, come il cavaliere romano in figura dell’Imperatore aveva trafitto nel costato Cristo re crocifisso. Il diacono a questo punto versa vino e acqua nella coppa, raccoglie il fiotto della ferita salutare. La lancia dell’Imperatore era venerata nel cerimoniale palatino di Bisanzio e l’Imperatore beveva direttamente alla coppa eucaristica, come il clero. La patena era il cosmo a lui sottoposto. Con la processione del Graal il sovrano infermo mostra ci� che gli occorre per guarire: una religione di tipo bizantino, una regalit� pontificale, costantinianea, tutto ci� che la teocrazia cattolica escludeva dalla vita politica e liturgica. Il massimo autore del primo ciclo del Graal, Chr�tien de Troyes, scrisse anche Clig�s sull’amore della nipote di Art� per l’erede al trono di Bisanzio. In attesa della chiamata al Castello i cavalieri del Graal vivono in cerca dei segni del destino in una diuturna ordalia, confessandosi non in chiesa ma a romiti. Perceval non si segna a cospetto di gente d’aspetto demoniaco e quando s’imbatte in una figura regale esclama: �Qui scorgo Dio stesso�. Dante chiamer� Arrigo VII �Agnus Dei�. Al Graal ghibellino i Guelfi contrapporranno Tannha�ser, il cavaliere traviato dal mago eterodosso, al quale si dischiuder� la redenzione soltanto �ascoltando la Messa del papa a Roma�. Capolavoro del Graal � il Parzifal di Wolfram von Eschenbach, cavaliere di Ottone IV, l’Imperatore che nel 1218 soccombette lottando col papato. Wolfram annuncia che i cavalieri migreranno in Asia, come a dire che l’evo romano � al suo termine; � a questo punto, prevedeva Lattanzio, che l’Impero sarebbe riparato nell’Asia. Nel XIV dell’Inferno Dante ripropone il tema dell’Imperatore infermo. Ferito � il Grande Vecchio, statua di dolore a mezzo cammino fra Gerusalemme, il clero, e Roma, l’Impero, sulla desolata isola di Creta che gi� fu la terra felice di Saturno. Egli ha la testa d’oro, di pi� vile metallo il resto del corpo. Si specchia in Roma, ma essa l’ha tradito e non lo regge pi� la gamba sinistra, di ferro, la vita attiva, che non pareggia pi� la destra, d’argilla, la vita contemplativa. Dal petto all’inguine � squarciato, sono scissi Impero e Sacerdozio, potere e autorit�, e dalla ferita gli colano lacrime che ai suoi piedi diventano sangue ribollente di ira e di perpetua guerra. Cesser� lo strazio allorch� la Croce, il clero, star� alla radice celeste dell’Albero della Vita, Albero rovesciato, mentre l’Imperatore star� sulla sua chioma, in terra. La pura contemplazione non salva, se non si spera nella restituzione dell’Impero di stampo giustinianeo, quale fu all’apogeo bizantino. Nel IX del Purgatorio l’aquila imperiale spicca il volo dai colli troiani, di dove scatur� l’Impero di Roma, portando in cielo le anime salvate. Dante scrive allorquando Bonifacio VIII compie l’ultimo passo nell’instaurazione teocratica, dichiarando che soltanto in ubbidienza al cenno del teocrate la spada dell’Impero pu� essere brandita. La replica imperiale giunse dalla Monaco di Ludovico IV il Bavaro, protettore degli Spirituali, incoronato da Sciarra Colonna. Marsilio da Padova vi argomenta la superfluit� del papato e Occam colpisce alle radici la mentalit� giuridica dell’Occidente scolastico, affermando l’essenziale frattura che divide il significante dal significato e che � massima dove quest’ultimo sia un’esperienza mistica. Nel 1365-6 gli Elettori dell’Impero dichiarano superflua la ratifica papale delle loro scelte.